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Partiamo con il concetto base, ovvero che l’amministratore di condominio è obbligato ad agire nei confronti dei condomini morosi entro il termine di sei mesi dall’approvazione del bilancio consuntivo.

Dato che spesso non ci sono i fondi nemmeno per agire entro questo termine, ci si chiede quale sia la scadenza ultima sulla cui base si può dire che il condominio non abbia più il potere di agire in esecuzione per il recupero del credito del condominio.

“Nel diritto la prescrizione è un un istituto giuridico che concerne gli effetti giuridici del trascorrere del tempo su un certo procedimento giudiziario, con valenza sia in campo civile che penale”

Secondo la Suprema Corte di Cassazione «per loro natura le spese condominiali sono periodiche, quindi trova applicazione il disposto dell’art. 2948 c.c. n. 4 in ordine alla prescrizione quinquennale dei relativi crediti (Cass. n. 12596/02), la cui decorrenza è da rapportarsi alla data della delibera di approvazione del rendiconto delle spese e del relativo stato di riparto» (Cass. 25 febbraio 2014 n. 4489).

Si possono interrompere i tempi di prescrizione?

Certo può essere interrotta da ogni atto, tangibile e riproducibile, quindi una raccomandata o una notifica che abbia costituito in mora il debitore, facendolo decorrere ex novo per intero (art. 2945, primo comma c.c.).


Perciò, il tempo come il debito si rinnova ad ogni approvazione del bilancio consuntivo da parte dell’assemblea condominiale, con la conseguenza che i saldi dovuti dai condomini si sommino alle morosità pregresse, e diventando esigibili in ogni tempo.

Ma se il moroso vende l’appartamento prima di aver saldato?

I debiti sino a due anni pregressi sono esigibili anche dal nuovo proprietario, oppure si può arrivare anche ad annullare il rogito.

Alessio Treccarichi

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